Una “prima volta” per le strade di Roma: un vescovo corre la mezza maratona “Via Pacis”


È il francese Jean-Paul Vesco, protagonista del dialogo con i musulmani in Algeria

Domenica 22 settembre correrà con Athletica Vaticana

Una “prima volta” di grande significato alla Rome Half Marathon Via Pacis: al “via”, domenica 22 settembre, ci sarà anche un vescovo che correrà i 21km nelle strade di Roma con oltre 7000 podisti, passando davanti ai principali luoghi di culto delle diverse religioni, sinagoga e moschea comprese. Monsignor Jean-Paul Vesco, francese, religioso domenicano, vescovo di Oran in Algeria, protagonista del dialogo aperto con il mondo musulmano, sarò sulla linea di partenza, nel suggestivo scenario di via della Conciliazione, con la maglietta di Athletica Vaticana (la rappresentativa sportiva ufficiale della Santa Sede di cui fa parte).

Monsignor Vesco correrà la mezza maratona interreligiosa insieme a 30 podisti vaticani (altrettanti faranno la Run For Peace – la 5km “non competitiva” – con i familiari in un clima di festa): guardie svizzere, gendarmi, rappresentanti dei diversi servizi della Santa Sede, prelati e anche suor Marie-Théo, religiosa domenicana francese. In particolare, Athletica Vaticana accompagnerà, con la cooperativa Auxilium, cento migranti accolti nel centro “Mondo Migliore” a Rocca di Papa, gli ospiti della casa-famiglia “Emilio Giaccone”, gestita con il Comune di Roma per sostenere ragazzi e mamme che hanno conosciuti situazioni difficili, e anche alcuni giovani con disabilità intellettiva.

Al “via” anche Sara Vargetto, atleta “onoraria” della rappresentativa ufficiale della Santa Sede: con la sua sedia a rotelle ma soprattutto con il suo sorriso nonostante una grave malattia neurodegenerativa, la bambina (11 anni)  è divenuta un vero e proprio simbolo di uno stile di vita capace di superare ostacoli proprio attraverso lo sport. E sulla handbike, fornita generosamente da Alex Zanardi, farà il suo esordio con i colori vaticani  anche Gianluca Palazzi.

Un testo di monsignor Jean-Paul Vesco sulla sua esperienza di maratoneta:

Chi corre prega due volte

JEAN-PAUL VESCO

La corsa faceva parte della mia vita di studente all’Istituto Sainte-Marie nella mia città natale  Lione. Gli inverni erano scanditi dal “cross country”, proprio nell’ambito della scuola cattolica, e il resto dell’anno dalle gare di atletica su pista. Ho persino pensato a me stesso come aspirante campione, atleta professionista… Poi ho preso altre strade, prima come avvocato e poi come religioso domenicano.

Ma da adulto la corsa  ha fatto di nuovo irruzione nella mia vita: ho partecipato alla mezza maratona  di Berlino e alle maratone di Lione, Parigi e New York dove, nel lontano 1989, ho ottenuto il mio record di 2h52′.

Ho scoperto che la motivazione che ti spinge a correre una maratona non è la competizione con gli altri ma è l’ascolto di te stesso.

Oggi – da vescovo in Algeria – rimane in me la libertà di correre. La corsa è libertà perché trasforma qualsiasi percorso, anche urbano, in ampi spazi. Basta indossare le scarpe da runner perché l’universo interiore ed esteriore superi i propri limiti. Mi piacciono soprattutto gli ampi spazi della montagna, il deserto: li trovo ovunque non appena ho l’opportunità di correre.

Sant’Agostino insegna che “cantare è pregare due volte”. Non so cosa avrebbe detto sant’Agostino se fosse stato un runner… Ma la corsa è per me “un luogo” di meditazione e di speciale disponibilità interiore. Ricordo di aver avvertito la forte consapevolezza della chiamata a seguire Dio in un momento in cui la mia vita era troppo rumorosa per sentirLo in qualsiasi altro posto oltre al ritmo della corsa nel deserto.

Anche se ora non sono più un atleta, quando posso e quando le mie articolazioni lo permettono mi piace correre e sono molto felice di appartenere alla rappresentativa podistica della Santa Sede, condividendone il senso. Trovo l’idea di Athletica Vaticana molto bella perché la proposta non è solo quella di correre, di praticare un sport insieme, ma anche di dare una testimonianza molto concreta di dialogo, di amicizia, di speranza e di pace attraverso la corsa. Ed è esattamente quello che rappresenta la Via Pacis.

Parteciperò presto ad alcune gare a Oran, con la maglietta di Athletica Vaticana. E, se ne avrò l’occasione, non mi tirerò indietro dal partecipare anche a un evento sportivo in qualche altra parte del mondo. Anche se con me Athletica Vaticana non ha alcuna possibilità di salire sul podio, è evidente che le “medaglie” che interessano non sono di metalli preziosi.

Ma l’Algeria ha un’altra appassionata e “tifosa” dello stile di Athletica Vaticana: una donna italiana, Anna Medeossi, che è un vera campionessa ed è dal 2016 in Algeria come volontaria della Délégation Catholique pour la Coopération  Ha anche corso il campionato  nazionale di cross con i colori del suo club di Oran.  Proprio attraverso la corsa, Anna sta tessendo relazioni improbabili, “fuori dalle mura” della Chiesa. E’ un grande messaggio che una donna straniera e cristiana sia accolta a braccia aperte dagli sportivi algerini.

Non nascondo un’idea che mi affascina: nel 2021 i Giochi del Mediterraneo – nati per comunicare, attraverso lo sport, un messaggio di pace e di dialogo tra  religioni e culture diverse –  si terranno proprio a Oran. Sarebbe bello che a quell’edizione ci fosse anche la partecipazione della rappresentativa della Santa Sede e sono certo che gli atleti vaticani saranno accolti con gioia da tutto il popolo algerino.

Note biografiche

Jean-Paul VescoÈ nato a Lione, in Francia, il 10 marzo 1962. Dopo aver svolto a Parigi la professione di avvocato, è entrato nell’ordine domenicano, facendo la professione religiosa il 14 settembre 1996. È stato ordinato sacerdote il 24 giugno 2001. Dopo gli studi all’École Biblique di Gerusalemme, si è trasferito in Algeria, a Tlemcen nella diocesi di Oran, dove ha cercato di rifondare la presenza domenicana sei anni dopo l’assassinio di monsignor Pierre Claverie, vescovo di Oran, avvenuto il 1° agosto 1996. Nel ricordo anche dei sette monaci trappisti uccisi nella notte tra il 26 e il 27 marzo di quello stesso anno.  Nominato vescovo di Oran il 1° dicembre 2012, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 25 gennaio 2013. “Je veux vivre et donner envie de vivre” (“Voglio vivere e farti desiderare di vivere”) è il motto che ha scelto come vescovo.